A gennaio per la prima volta oltre 7mila licenziamenti in Lombardia
Petteni: “Più occupati e meno licenziati” deve essere lo slogan per chi vuole davvero riformare il mercato del lavoro
Milano, 3.2.2012
Sono ben 7.410 i lavoratori messi in mobilità, ovvero licenziati, a gennaio 2012. Un numero mai raggiunto in passato e in forte aumento. E' quanto emerge dalle elaborazioni condotte dalla Cisl Lombardia sulla base dei dati delle liste pubbliche provinciali e regionali. "E' un nuovo grave campanello d'allarme di una crisi che continua a colpire il lavoro – commenta Gigi Petteni, segretario generale della Cisl Lombardia -. L'aumento dei lavoratori licenziati conferma quello che da tempo diciamo: non basta limitarsi a difendere una cassa integrazione che prima o poi finisce, dobbiamo occuparci urgentemente di chi il lavoro lo ha perso o lo sta perdendo”. In questi tre anni di crisi il numero di licenziati ogni mese è viaggiato attorno alle 4-5mila unità. Erano ad esempio 5.994 nello stesso mese dello scorso anno e 3.817 lo scorso dicembre. E' un dato variabile, ma che si è sempre tenuto su una media stabile. L'aumento rilevato a fine gennaio lascia intravvedere un 2012 di dura crisi occupazionale per molti lavoratori. Ad aggravare la situazione è il fatto che l'incremento più sensibile si registra tra i lavoratori delle piccolissime aziende o dei settori deboli (+ 29,3% rispetto a a fine gennaio 2011), coperti solo dopo il licenziamento da 8 mesi massimi di disoccupazione ordinaria e non dai 2 o 3 anni di indennità di mobilità come avviene nell'industria. Dei 7.410 licenziati ben 5.055 hanno solo gli 8 mesi contro i 2.355 che hanno la mobilità per intero. “Alla Regione Lombardia chiediamo di accelerare l'estensione delle doti di ricollocazione per chi è licenziato concordata a dicembre con i sindacati – aggiunge Petteni -. Alle parti sociali nazionali diciamo che questi dati ci danno un motivo in più per cambiare e non conservare le regole di un mercato del lavoro vecchio e che non ci aiuta più”. E conclude: “E' assurdo che due-terzi dei licenziati non abbiano sostegni degni di questo nome, così com'è altrettanto assurdo che in questo Paese si continui a pensare che occorra più facilità sui licenziamenti. “Più occupati e meno licenziati” deve essere lo slogan per chi vuole davvero riformare il mercato del lavoro”.
3/2/2012
La Cisl Scuola Lombardia boccia il progetto della giunta regionale di introdurre la possibilità di assunzione diretta del personale da parte degli istituti. “La modifica proposta alla legge regionale 19/2007 si inserisce in un quadro normativo complesso ed in divenire – spiega Silvio Colombini, segretario generale Cisl Scuola Lombardia -. Ci sono già graduatorie, con tanti aspiranti all’assunzione in ruolo, e ogni deroga alla normativa nazionale rischia di creare disagi ed incertezze, rendendo vano l’obiettivo che, ci pare, la proposta emendativa vuole raggiungere: garantire qualità e stabilizzazione del personale docente nelle scuole lombarde”. Secondo il sindacato, in queste settimane impegnato nella campagna per il rinnovo dei delegati Rsu, sarebbe “una montagna che partorisce un topolino” l’insieme delle procedure di attivazione di un concorso pubblico che la singola scuola deve mettere in essere per assumere solo qualche unità di personale docente. “Un ambito territoriale più ampio, come la rete di scuole, garantirebbe certamente maggior efficienza, efficacia e trasparenza - afferma Colombini - però su questo argomento così delicato non è tempo di fughe in avanti”. “I continui tagli al personale - conclude - che hanno modificato le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori della scuola pubblica, soprattutto di quelli precari, reclamano risposte urgenti ed un riconoscimento della professionalità e qualità prodotta”.
E' stato affidato a un “Patto per la casa”, firmato dalla Regione con Cisl e Sicet Lombardia e una cinquantina di soggetti pubblici, privati e del sociale, il compito di rilanciare le politiche per la casa in Lombardia. “Un atto importante – commenta Gigi Petteni, segretario generale Cisl Lombardia - cui però devono seguire fatti e provvedimenti concreti, perché il problema della casa in Lombardia è senza dubbio, insieme al lavoro, uno dei temi di maggiore rilievo e urgenza per le politiche di sviluppo e di coesione sociale”. “Nonostante la riduzione di risorse – aggiunge – occorre una forte ripresa dell'intervento in edilizia residenziale pubblica, per aumentare l'offerta di alloggi a canone sociale, anche recuperando e riqualificando aree e tessuti urbani importanti delle nostre città. Interventi che potrebbero veicolare una nuova fase di crescita e sviluppo per la nostra regione”. Tra i punti più importanti per il sindacato, recepiti dal documento sottoscritto ieri in Regione, vi è il mantenimento, nonostante i drastici tagli statali, di una rete di sicurezza sulla locazione e la prima casa garantendo sia un aiuto economico per il pagamento del canone d'affitto alle famiglie con disagio acuto e alle famiglie con sfratto per morosità a seguito di provvedimenti di licenziamento o mobilità, sia un sostegno alle giovani coppie per l'acquisto della casa con l'abbattimento del 2% dei tassi sui mutui. “È necessario che gli stanziamenti destinati al sostegno alle famiglie tornino ad essere di consistenza adeguata rispetto alla fase di crisi in atto – sottolinea Pierluigi Rancati, segretario generale Sicet Lombardia -. Per questo la Regione Lombardia deve reperire maggiori risorse dal proprio bilancio e intervenire sul governo per sollecitare urgenti provvedimenti di rifinanziamento del Fondo nazionale per il sostegno sugli affitti”.
Hanno partecipato circa 200 studenti all'iniziativa di Cisl e Cgil Lombardia che si è svolta oggi in preparazione dell'ottava edizione di
Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a dicembre è al 31%, in calo di 0,2 punti percentuali su novembre, ma in aumento di 3 punti su dicembre 2010. Lo rileva l'Istat in base a stime provvisorie. Per il quarto mese consecutivo il tasso è sopra il 30%. La disoccupazione giovanile, infatti, da settembre del 2011 ha messo a segno un balzo che ha portato il tasso a superare per la prima volta la soglia del 30% e a novembre ha registrato un livello record, pari al 31,2%, da cui poco si è scostata a dicembre. Insomma, guardando alle serie storiche mensili dell'Istat (che iniziano con gennaio del 2004) non era mai accaduto che il tasso di disoccupazione dei ragazzitra i 15 e i 24 anni stazionasse su questi livelli. Qualche anno fa la situazione era molto diversa, ovvero migliore, soprattutto nel 2007, quando il tasso di disoccupazione giovanile oscillava tra il 19% e il 21%. (Ansa).